Peter Krause

Nate Fisher

 

Hbo.com: Cos'è accaduto dall'ultima stagione?

Peter Krause: Non molto realmente. Essendo un padre non posso più dedicarmi alle scalate in montagna, al surf o alla pesca. Ho trascorso l'estate leggendo testi che per anni mi ero promesso di leggere. Ho scelto quindi di stare a casa e fare il papà. Ho avuto tuttavia delle avventure, ho fatto alcuni viaggi. Sono andato in New Mexico e in Minnesota. Sentivo la mancanza delle montagne.

 

Hbo.com: Suona come qualcosa di molto differente dallo Show.

Peter Krause: Lo Show mi sta davvero esaurendo psicologicamente. Così, quando non sono sui set, la mia vita non è uguale a quella di un film drammatico. Nate Fisher ha una vita che viaggia sulla stessa lunghezza d'onda della mia. Con questo non voglio dire che le nostre vite sono uguali, ma resti segnato quando lavori in una serie televisiva così meticolosa e con personaggi dai caratteri così emotivi. Ha un impatto sulla psiche. Tutto ciò che puoi fare è avvolgerti completamente nel tuo ruolo, ma quando le riprese sono terminate amo trascorrere molto tempo pensando alla mia vita e alle mie cose.

 

Hbo.com: E' sorpreso di quanto avvenuto nello Show?

Peter Krause: Non molto. Onestamente, credo che l'età della spensieratezza sia ormai un ricordo. Non si può sottovalutare l'appetito del pubblico americano che vuole per le nostre vite qualcosa di sempre più provocatorio ed evocativo. Credo che alla gente piaccia sedersi e pensare a questi personaggi; il nostro è un viaggio molto introspettivo. Guardare i Fisher in un certo senso è come guardare la propria famiglia. E' ovvio che non è proprio la stessa cosa, ma ci sono delle somiglianze abbastanza impressionanti nello Show e nelle relazioni dei suoi personaggi che qualcuno di noi ha sicuramente sperimentato. Qualcosa che non si vede molto spesso in Tv.

 

Hbo.com: Nell'ultima stagione non si è fatto altro che vedere sesso, droga, bambini e morte.

Peter Krause: Questa è la vita, amico [ride].

 

Hbo.com: Cosa possiamo aspettarci dalla prossima?

Peter Krause: Più sesso, ma meno droga, credo. Davvero, la terza stagione sarà ancora più appassionante... Come abbiamo fatto a non rendere il tutto noioso? Gli avvenimenti sono meno drammatici, ci si concentra maggiormente sulle vite dei singoli personaggi. Dovrebbe già saperlo, quest'anno abbiamo lavorato in maniera un po' più eccellente rispetto alle due stagioni precedenti. Credo che ciò che sperimenterete sui caratteri dei personaggi di quest'anno sarà qualcosa di molto più profondo e specifico.

 

Hbo.com: Cosa le piace del suo lavoro?

Peter Krause: Sono molte le cose che mi piacciono del mio lavoro, ma in particolare amo trovarmi a lavorare con questo gruppo di persone e con questi attori, scoprire il loro carattere, esplorare la vita di ognuno di loro. Credo che questo Show sia come un viaggio alla scoperta delle singole identità. Cosa accade alle nostre vite quando c'è un profondo cambio di identità? Chiaramente questa domanda è alla base dell'esistenza di ogni essere vivente. Avere una propria identità ti aiuta a scoprire quella degli altri. Inoltre, lavorando in questo Show, ti trovi a prendere parte ogni settimana ad un funerale differente, avere a che fare per tutto il tempo con la morte. La vita è una cosa importante e altrettanto importanti sono le scelte che uno decide di prendere.

 

Hbo.com: Lavorando in un prodotto simile, quel è stata per lei la cosa più difficile?

Peter Krause: La parte più difficile è stato trovare un modo per dedicarsi alla vita delle altre persone. Lo ripeto, non è il massimo trovarsi a che fare con la vita di un personaggio che non fa che avere un'esistenza drammatica e della durata non eccessivamente lunga. Questa è la cosa più difficile, dedicare una parte del mio tempo psicanalizzando la mia energia mentale per fare in modo di pensare e agire allo stesso modo di Nate. C'è stato un momento lo scorso anno in cui davvero non facevo altro che fare lo stesso sogno. Immaginavo ogni volta di essere in piedi su una scala fuori dall'Impresa Funebre a dipingere le pareti. Non riesco a capirne il significato. Lo show è qualcosa che ti entra nelle viscere, occupa la tua testa. E' per questo che guardo sempre l'orologio e cerco di scindere il tempo che dedico al mio personaggio da quello che dedico a me stesso. Il più delle volte lo mando a quel paese, ma è del tutto comprensibile.

 

Hbo.com: Come si trova con il cast? E' un gruppo armonioso?

Peter Krause: Ognuno ha il suo carattere, ma noi comunichiamo molto più dei Fisher. Qualche volta siamo molto frustati a causa di quella che vorremmo fosse la resa in video, ma siamo molto legati l'un l'altro. Sa, avendo a che fare con dei personaggi di un film, ci troviamo sempre alla distanza di un braccio l'uno dall'altro; questo rafforza i nostri rapporti. Ho trovato interessante il fatto che i Fisher non parlino mai alle spalle; c'è rispetto. In un modo o nell'altro finiamo per comportarci allo stesso modo. "Mi sto relazionando nel modo adeguato?", "E' quello che farebbe David?", "Claire reagirebbe in questo modo, non in quest'altro". Forse siamo arrivati a questo punto.

 

Hbo.com: Come sta affrontando Nate la sua paternità?

Peter Krause: Non bene. No, lui sta dando davvero il massimo. Certo, dentro sente il ribollimento per il fatto che un bambino sia entrato nella sua vita, ma anche un avvenimento simile può essere positivo, può dare qualcosa in cambio alle energie che vanno impiegate. In un certo senso credo che Nate non avrebbe avuto altra scelta. Sa quella canzone di Jim Croce, "qualche volta noi mangiamo l'orso, e qualche volta l'orso mangia noi". C'è stato un tempo in cui è stato Nate a mangiare l'orso. Ha lasciato la famiglia a diciassette anni, per molto tempo gli è stato lontano. Ora molte cose stanno accadendo nella sua vita e lui deve necessariamente averci a che fare. Se qualche volta ci fermiamo a pensare sulle circostanze in cui ci troviamo, ci accorgeremmo che molto è il frutto della spinta che qualcuno ha esercitato su di noi. E' una prova interessante. Credo che Nate stia trattando la sua paternità piuttosto eroicamente. Adesso non posso aggiungere altro.

 

Hbo.com: Nate si preoccupa ogni giorno, soprattutto per le sue condizioni di salute; la storia del MAV. Questo non avveniva al padre. Lui era persino un fumatore accanito. C'è una sorta di ironia in questo?

Peter Krause: E' decisamente ironico. Trovo interessante il fatto che in questa terza stagione Nate si troverà a raggiungere alcune conclusioni in fatto di stress che poi erano le stesse con cui aveva avuto a che fare anche il padre. Credo che tutto ciò derivi esclusivamente dal fatto che ci siamo imposti delle regole troppo rigide. Ci sarà un momento in questa terza stagione in cui Nate avrà dei pensieri e delle sensazioni che lui stesso penserà di non dover avere. Così finirà per costringersi a sentire diversamente, a pensare diversamente, fino ad arrivare alle sigarette; esattamente come il padre. Da giovane era tutto più semplice, infondo tutte le responsabilità non ricadevano su di lui. Ma ora sente la pressione, tanta quanto basta per finire ad un passo dall'essere praticamente simile a quell'uomo. Non solo per le sigarette, anche per altre cose.

 

Hbo.com: Senza dire troppo, cosa troveranno i telespettatori in questa terza stagione?

Peter Krause: Credo troveranno un viaggio ancora più sottile e sublime, ma allo stesso tempo picchi di drammaticità ancora più grandi rispetto ai precedenti. Le relazioni saranno più forti, i problemi interpersonali più diretti. Una stagione molto personale.

 

Hbo.com: Interessante. Ho letto da qualche parte che la prima volta che ha letto Six Feet Under, in realtà lei era stato scelto per la parte di David Fisher.

Peter Krause: Si, è vero.

 

Hbo.com: E le piacque? Avrebbe voluto quella parte?

Peter Krause: Sì, sono abbastanza politico in fatto di diritti umani. Avrei avuto l'opportunità di interpretare un ruolo di un personaggio che è in continuo conflitto con il mondo che lo circonda. Viviamo in un mondo in cui le persone sono ancora colpite a morte se qualcuno ha un orientamento sessuale differente. Quel ruolo era importante per me. Era un modo per difendere tutti coloro che rappresenta. Era anche un ruolo più comodo perché più distante da ciò che sono e un qualcosa che nella mia carriera non ho ancora trattato. Ma Nate è di larghe vedute, quindi questo mi è altrettanto utile. E' più difficile recitare nei panni di Nate, ma fa parte del lavoro di un attore. E' un continuo mettersi in gioco.

 

Hbo.com: Ho letto anche che non aveva mai avuto modo di incontrare Michael C. Hall. Lo fece solo per caso.

Peter Krause: Vero, non avevo mai incontrato Michael. Lavoravo in un programma sportivo, una sorta di spettacolo di approfondimento in cui si facevano delle interviste nello Studio 54 di New York. Sotto di noi si occupavano di Cabaret. Stavo scendendo le scale perché avevo perso l'ascensore. In giro non c'erano cartelli che vietavano di fumare, così accesi una sigaretta. Chiaramente si accesero gli allarmi dei segnalatori di fumo. Quando gli allarmi cominciarono a suonare Michael era sul palcoscenico. Loro credevano che in realtà fosse scoppiato un incendio nel camerino di una donna. C'incontrammo in quelle circostanze, in cui tutti credevano che stesse succedendo qualcosa e purtroppo loro non erano autorizzati a fermare lo spettacolo. Lui doveva continuare lo Show nonostante ci fossero stati degli allarmi antincendio. Mi sentivo davvero in colpa.

 

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